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Sulle
orme della Grande Guerra
1914 - 1918
PERCORSI
ILLUSTRATI ATTRAVERSO IL SISTEMA DI FORTIFICAZIONE CAMPALE E LO SCHIERAMENTO
D'ARTIGLIERIA TRA PASSO CINQUE CROCI E MONTE CIMA NEL GRUPPO DEL LAGORAI
CIMA D'ASTA
Lo scoppio della Grande Guerra:
Il
28 giugno 1914, a Sarajevo, l'erede al trono asburgico l'Arciduca Francesco
Ferdinando e la sua consorte venivano uccisi in un attentato per mano
del terrorista serbo Gravilo Princip.
La corona imperiale austriaca, interpretando questo fatto come un gravissimo
affronto da parte dell'intera nazione serba, per punizione impose alla
stessa un'inaccettabile ultimatum che avrebbe dovuto servire a garantirne
il pieno controllo politico - militare.
Appoggiata e protetta dal Governo di Russia, la piccola nazione serba
si era da tempo sempre dimostrata ribelle ed ostile al Governo Asburgico.
A causa di un intricato sistema di alleanze fra le varie nazioni, questo
grave fatto di sangue determinò la scintilla che in breve tempo,
dal 23 luglio al 4 agosto 1914, fece scivolare inesorabilmente i maggiori
Stati europei in un tragico e disastroso conflitto. Durante i quattro
lunghissimi anni di combattimenti che seguirono, la guerra assunse proporzioni
gigantesche in quanto anche le altre nazioni del mondo finirono ad una
ad una per essere coinvolte in questo tremendo vortice bellico.
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Kaiserjager
di Scurelle
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Il Trentino
Alto-Adige nel 1914:
Il
Trentino Alto-Adige, prima dello scoppio del conflitto, era una regione
di confine del vastissimo Impero Austro-Ungarico e costituiva il cosiddetto
Tirolo del Sud.
In ogni suo paese esistevano delle formazioni di volontari, vere e proprie
milizie territoriali: gli Standschutzen. Erano perlopiù giovani
riformati dal servizio militare oppure ragazzi sotto i vent'anni o uomini
con più di cinquant'anni non soggetti alla chiamata alle armi.
Bersaglieri Immatricolati era il loro appellativo in lingua italiana poiché,
periodicamente, dovevano effettuare l'esercitazione di tiro in luoghi
denominati appunto "bersagli". Erano tenuti a partecipare in
armi alle principali cerimonie civili e religiose del paese ed avevano
inoltre compiti di protezione civile. In caso di scoppio della guerra,
essi avevano il "vantaggio" dell'autorizzazione a rimanere in
servizio entro i confini del Tirolo anziché dover partire verso
il fronte russo nelle regioni della Galizia e dei Monti Carpazi, destinazione
verso la quale fu inviata la maggior parte dei soldati reclutati fra la
popolazione di Scurelle e dei paesi della Bassa Valsugana ed inquadrati
nei battaglioni dei Kaiserjager.
L'entrata
in guerra dell'Italia ed il paese di Scurelle durante la Prima Guerra
Mondiale.
Il
24 maggio 1915 anche l'Italia entra in guerra contro l'Austria. Venne
addotto come pretesto il fatto che il Governo asburgico non poteva dichiarare
guerra ad altri Stati senza il previo consenso dell'Italia; ciò
in virtù del Trattato della Triplice Alleanza, in precedenza siglato
fra Austria, Italia e Germania.
Subito dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, gli alti Comandi austriaci
decisero di abbandonare la linea di confine dell'Impero a Primolano, lasciando
nei vari paesi della Bassa Valsugana pochi avamposti e sentinelle
Sin dall'inizio del conflitto il paese di Scurelle si trovò al
centro delle operazioni militari italo-austriache che segnarono l'inesorabile
triste destino al quale la sua popolazione dovette soccombere.
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Prima
linea italiana
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La prima
pattuglia di soldati italiani entrò a Scurelle il 15 agosto 1915
ed a questo evento fu intitolata, nel dopoguerra, la via principale del
paese, già denominata, fin dal tempo dell'Impero austroungarico,
Via Dante. Per i due mesi che seguirono, pattuglie italiane si alternarono
a quelle austriache. Il muraglione costruito nel 1756 per proteggere il
paese dalle piene del torrente Maso, il cosiddetto "murazzo"
che si trova sulla strada per Carzano, fu trasformato dalle Regie Truppe
italiane in robusto e sicuro trincerone.
Dal 15 al 24 agosto Scurelle fu sulla linea di fuoco; poi il fronte si
spostò più ad occidente con l'occupazione di Borgo, del
Monte Ciolino e del Salubio.
Allora il paese divenne importante sede di magazzini e accantonamento
per le truppe, bersagliato però dall'artiglieria del monte Panarotta
che seminava terrore fra la popolazione e causava gravi danni alle abitazioni.
Scurelle
ritornò in prima linea l'anno successivo, il 1916, con l'evolversi
dell' "offensiva di primavera" da parte austriaca, la Strafexpedition,
ovvero la "spedizione punitiva" come fu definita dagli italiani.
Respinti da Marter, da Sella e da Borgo, gli italiani ripiegarono oltre
il torrente Maso, su una linea che andava da monte Cima ad Ospedaletto
passando per Monte Frattoni, Spera, Samone, Tomaselli, Bieno ed il Monte
Lefre.
Il 19 maggio alle ore 10 del mattino, una compagnia di carabinieri, con
ordini perentori, impose alla popolazione di Scurelle lo sgombero del
paese entro il mezzogiorno. Gli abitanti di Scurelle vennero deportati
in Italia e distribuiti in varie località della penisola.
Il 24 maggio 1916 gli schuetzen austriaci occuparono Scurelle semi distrutto
dai bombardamenti incendiari.
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Piazza
di Scurelle nel 1916
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Di qui essi
puntarono decisamente verso Spera e Strigno, convinti che gli italiani
fossero in rotta, invece nei ripidi vigneti tra Scurelle e Spera si scatenò
un violentissimo scontro. Gli schuetzen ebbero la peggio, pur catturando
una ventina di prigionieri e dovettero faticosamente ripiegare su Scurelle.
La stabilizzazione del fronte nei giorni successivi lasciò agli
Austriaci la robusta testa del ponte che essi avevano creato a loc. Mentrate,
nei pressi dell'attuale Loc. Pianezze, mentre l'argine destro del corso
d'acqua costituì la loro prima linea tra Carzano e Castelnuovo.
Tra i ruderi di Scurelle rimasero solo piccoli posti avanzati destinati
a segnalare tempestivamente ogni tentativo offensivo avversario.
Nell'estate del 1917, con frequenti ricognizioni e puntate offensive,
gli italiani scacciarono gradualmente gli Austro-ungarici dall'abitato,
ma non vi si insediarono più stabilmente se non con poche vedette
a causa dell'eccessiva vicinanza dell'avamposto austriaco delle Castellare
il quale spazzava inesorabilmente il paese con le micidiali mitragliatrici
dei Bosniaci.
Ingenti truppe italiane si ammassarono a Scurelle nella notte dal 17 al
18 settembre 1917 per il tentativo di sfondamento della linea austriaca
presso Carzano: esso fallì miseramente con la perdita di più
di 800 bersaglieri e finanzieri sui prati tra Scurelle e Carzano. Questo
episodio bellico avrebbe potuto sortire degli effetti clamorosi. Se il
piano di attacco avesse funzionato, si sarebbe aperta la possibilità
di un'avanzata italiana direttamente su Trento! Il fatto fu raccontato
più tardi in un saggio scritto dallo stesso generale che aveva
ideato l'azione, Cesare Pettorelli Lalatta, definendolo "Il sogno
di Carzano".
Il paese tornò in mano agli austriaci che lo controllarono con
pattuglie fino ai primi di novembre quando tutta la linea italiana, dal
Monte Cima ad Ospedaletto, fu abbandonata a causa dello sfondamento austro-tedesco
dell'Isonzo presso Caporetto.
Un anno dopo, ai primi di novembre 1918, l'esercito italiano rientrò,
stavolta definitivamente, a Scurelle.
Le operazioni
militari sul Gruppo Lagorai Cima d'Asta.
La penetrazione italiana iniziale fu praticamente incontrastata, dato
che i piani difensivi austriaci non prevedevano di mantenere il possesso
del nodo montano di Cima d'Asta. La scelta strategica degli alti comandi
austriaci nel settore di confine compreso tra le valli del Brenta e del
Cismon era stata infatti quella di ripiegare sul crinale principale delle
Alpi di Fassa - così era chiamata la catena del Lagorai durante
l'Impero Austroungarico. Per le sue particolari caratteristiche orografiche
caratterizzate da invalicabili baluardi rocciosi, il Lagorai offriva le
migliori possibilità di un'efficace e durevole difesa anche se
le forze a disposizione dei comandi austroungarici, durante l'estate del
1915, erano particolarmente esigue.
Risale al 4 giugno la prima ricognizione italiana su forcella Magna, dopo
che da qualche giorno gli alpini del "Feltre" pattugliavano
cautamente il crinale del sottogruppo di Tolvà e la forcella Regana.
Dei soldati austroungarici però non si trovò la benché
minima traccia. Fu solamente dopo l'ispezione del 17 giugno in Val Cismon
del comandante della I Armata, gen, Brusati, che venne ordinato il mantenimento
di presidi stabili sulle due fondamentali posizioni.
Lo Stato Maggiore italiano, dal canto suo, era convinto che sul fronte
trentino l'esercito austroungarico doveva essere tenuto occupato solo
in azioni dimostrative e che l'attacco principale avrebbe dovuto avvenire
sui campi dell'Isonzo. Non si era intuita, in sostanza, la grossa opportunità
di sfondare le linee austriache già nei primi giorni di guerra
proprio sulla catena del Lagorai che risultava occupata solamente da sparute
postazioni di standschuetzen.
Solamente tra il 15 ed il 16 agosto, nell'ambito del secondo sbalzo offensivo
italiano nel settore Brenta-Cismon, il battaglione "Val Cismon"
da Pieve Tesino si distribuì, senza incontrare ancora nessuna resistenza,
su tutto il crinale compreso tra forcella Magna e forcella Ravetta, occupando
nel contempo le valli di Rudole e di Caldenave.
All'inizio di settembre tutto il massiccio di Rava era presidiato dagli
italiani, che avevano schierato i loro posti avanzati, da nord/est a sud/ovest,
sulla linea cima di Mezzogiorno-Conte Moro-Col della Croce-Forc. Regana-La
Forzeleta-Cima d'Asta-Col Verde-cresta Socede-Forc. Magna-cima Lasteati-Monte
Cengello-Tombola Nera-Forc Buse Todesche-Croz de Conseria-Malga Caldenave-Malga
Rudole-Osteria Crucolo-Cascata della Brentana.
Iniziò così da parte dei battaglioni alpini "Feltre",
"Val Cismon" e successivamente dall'84° Fanteria la costruzione
di imponenti opere difensive quali strade, mulattiere, baracche, caverne,
trincee alcune delle quali, resistendo all'inevitabile usura del tempo,
dopo più di ottant'anni di distanza da quelli eventi, sono ancora
ben conservate.
Mentre l'intera valle del Maso dalla confluenza con il fiume Brenta a
tutta la Val Campelle fino al Passo 5 Croci diventava "terra di nessuno",
sulle impervie vette della catena del Lagorai pochi battaglioni di standschuetzen
stavano ancora freneticamente lavorando alla costruzione dei primi ripari
e delle prime baracche. Durante l'inverno del 1915-1916 alcuni standschuetzen
di sentinella presso Cima Valpiana si trovavano alloggiati ancora nelle
tende!
Impiegando anche i primi prigionieri russi catturati sui fronti della
Galizia, vennero approntate le prime vie di collegamento con le retrovie
della Val di Fiemme per garantire i necessari rifornimenti di uomini,
armamenti e mezzi di sostentamento.
Dalla Cima della Panarotta lungo tutto il crinale del Lagorai fino al
Monte Croce si trovarono affiancati gli standschuetzen del Battaglione
Reutte II, Rattemberg, Kaltern I e Meran II, tutti composti da volontari
di lingua tedesca, nonché il 169° Battaglione della Landsturm.
Da Monte Croce alla Forcella Valsorda invece si trovavano di stanza il
166° Battaglione Landsturm e alcuni reparti di standschuetzen tra
cui la Compagnia "Anterivo" del Battaglione "Cavalese"
composta da volontari reclutati in prevalenza nelle Valli di Cembra e
Fiemme e la compagnia del Battaglione "Ora". Unici reparti regolari
schierati sul Lagorai prima della Guerra erano quindi il 166° e il
169° Battaglione del Landsturm.
Sulle vette del Lagorai e sulle opposte cime del Gruppo Cima d'Asta-Rava,
Standschutzen da una parte ed alpini e fanti dall'altra a più di
2000 metri di quota sfidarono per quasi due anni e mezzo le avversità
e le insidie del tempo attraverso i due rigidissimi e lunghissimi inverni
del '15-'16 e del '16-'17, ancora ricordati per le enormi precipitazioni
nevose avvenute nel corso degli stessi.
Il 18 ottobre 1915, nel quadro delle operazioni offensive oltre il Maso
di Spinellle contro monte Valpiana ed il Montalon, tre plotoni della 264
Compagnia del "Valcismon" occupavano stabilmente Col di San
Giovanni consentendo in tal modo, mediante una serie di piccoli posti
di vedetta, il diretto controllo della zona di passo cinque Croci e dell'istmo
che, nella regione dei laghi di Lasteati, lo collega al crinale principale
del Gruppo di Rava. Quella di Col di San Giovanni fu comunque un'occupazione
effimera: ripreso l'8 novembre dagli austriaci con un attacco improvviso
e nuovamente occupato il 9 da una compagnia di fanti, già l'11
dello stesso mese dovette essere abbandonato causa le insormontabili difficoltà
di rifornimento e collegamento. Si tentò tuttavia di mantenere
il controllo della posizione, troppo lontana dalla linea principale, con
frequenti pattugliamenti
Cartine del
fronte maggio 1915 - maggio 1916
Controffensiva italiana - 8 novembre 1917 (Caporetto)
Per un maggior approfondimento sulle vicende belliche avvenute su questo
settore del fronte della prima guerra mondiale, si consiglia la lettura
del libro "LA LUNGA TRINCEA" dell'autore Luca Girotto (Gino
Rossato Editore).

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